Amalfi... sommersa

Alcune ricerche subacquee farebbero ritenere l'esistenza fino al XIV secolo di una struttura muraria. Il mistero rimane anche se le foto qui riportate,  sembrerebbero evidenziare qualcosa in più di una semplice storia  tramandata di padre in figlio con il quale si  narra di un  violento maremoto che avrebbe distrutto parzialmente la   città di Amalfi.


struttura murariaNello specchio d'acqua antistante la spiaggia di Amalfi, dopo ben sei secoli di silenzio sono state scoperte strutture di porti, moli, banchine, cantieri navali all’ aperto, testimonianza ancora viva di una fulgida epoca di progresso e di avanzamento  tecnologico.  

A partire dalla Marina Grande, s’incontra, già dai 3 metri di profondità, una vasta area circolare e piatta, costituita da una “malta idraulica” grigia ed alquanto resistente. Tale malta è composta di calce e di una terra vulcanica , volgarmente detta “torece”, che abbonda in Costiera. L’area in questione doveva costituire nel Medioevo lo “Scario” della città marinara, cioè una sorta di cantiere all’aperto, dove si costruivano le navi mercantili e nel quale esse si tiravano anche a secco.  

bitta in fabbricaAl confine meridionale dello “Scario”, sui 6 metri di profondità, avanzano, parallelamente alla linea di costa, due linee murarie, composte sempre della medesima malta, in mezzo alle quali passa un condotto sabbioso. Da esse si dipartono due prominenze in muratura, alte dal fondo marino di circa 1,5 metri e lunghe più di 20 metri, che avanzano verso meridione e perpendicolarmente alla linea di costa. Una di queste, come pure la muraglia precedente, presenta una bitta in fabbrica, che serviva certamente per l’ancoraggio delle navi. Inoltre, la più orientale delle due prominenze mostra una struttura più elevata, dalla forma rettangolare. Alcune forme murarie “sinuose” ed alquanto basse sono state di recente individuate in quei paraggi.

L’intero complesso sembra, in conclusione, rappresentare il più antico attracco della città, con banchine realizzate parte sulla terraferma e parte in acqua, come sembrano, d’altronde, confermare i reperti ceramici ritrovati nelle malte ed attribuibili con ogni probabilità a prima del XII secolo.

In posizione centrale, al largo dei due moderni pennelli, ad una profondità di circa 7 metri, avanza a semicerchio una piattaforma artificiale per quasi 150 metri. La struttura, larga 20 metri, s’innalza dai fondali sul lato meridionale di 3 metri, mentre su quello settentrionale s’insabbia. Al centro è stato individuato un fosso rettangolare scavato dalla mano dell’uomo, accanto al quale è stata rinvenuta la parte superiore della calotta di una bitta in pietra. 

Arco sommerso All’estremità orientale tale piattaforma sembra collegarsi ad una struttura parzialmente insabbiata, costituita da un arco a sesto ribassato, lunga circa 7 metri. Quasi sulla stessa linea, verso la terraferma e ad una profondità di circa 4 metri vi era un altro arco, fatto di “malta a secco” (più ricca di calce), purtroppo inesorabilmente schiacciato dai massi del nuovo pennello.

La suddetta piattaforma doveva continuare nello specchio d’acqua racchiuso tra il pennello occidentale ed il molo foraneo, come sembrano dimostrare vari tratti che fuoriescono dal fango dei fondali. Anche nella muratura di tali strutture sono stati ritrovati frammenti ceramici o di terracotta, nonché foglie fossili di piante terrestri.

La ricostruzione archeologica di tale piattaforma ha permesso di stabilire, sulla scorta di documentazione storica, che essa corrisponderebbe al “Molo Capuano”, iniziato dal cardinale Pietro Capuano nel 1209 e completato sicuramente entro il 1271 dall’Università di Amalfi. L’opera, un’autentica rarità tecnologica in materia di strutture portuali medievali, fu realizzata completamente in acqua, mediante il getto di pietre e malta idraulica in appositi recinti palizzati, dal cui interno era stata totalmente aspirata l’acqua. Sicuramente furono applicate nella costruzione tecniche mutuate dal mondo arabo. D’altronde in quel periodo gli Amalfitani erano famosi nel Meridione per la loro capacità tecnologica portuale, come dimostra la loro diretta partecipazione alla realizzazione del nuovo molo di Napoli nel 1306.  

strutture murarieCosì le strutture portuali  e cantieristiche amalfitane (esistevano in Costiera allora ben cinque arsenali e sei cantieri all’aperto) del XIII secolo andavano ad aggiungersi alla antica rada portuale di Conca dei Marini, per tentare ancora una volta di far concorrenza alla potente marineria delle rivali repubbliche tirreniche.

Ma per quale fenomeno naturale tale imponente apparato portuale sprofondò negli abissi e quando ciò dovette avvenire? Un dato è certo a riguardo: tutte le strutture sommerse dimostrano di stare perfettamente all’impiedi, evidenziando soltanto una leggera rotazione da nord verso sud. La geologia ufficiale sta oggi lavorando sull’ipotesi di un’improvvisa frana sottomarina, tra l’altro suggerita dall’esame delle cronache medievali, che sarebbe stata accentuata dalla celebre tempesta di libeccio, erroneamente confusa con un maremoto dagli storici del passato, avvenuta nella notte tra il 24 ed il 25 novembre 1343 e descritta anche dal Petrarca per Napoli. "

  

Si ringraziano:

                        Gianni Addabbo, per le foto,
                       il prof. Giuseppe Gargano per il testo.