Le origini...

Pannello in ceramica di
 Renato Rossi.
area dei commerci della Repubblica

 

Numerose sono le leggende attraverso le quali si vuole dare origine ad Amalfi, tuttavia, storicamente la costiera amalfitana vide i suoi primi insediamenti nel corso del I secolo d.C., allorché, alcune famiglie patrizie romane, fondarono ville marittime ed  interne nei siti più favorevoli della costa. Ancora oggi si conservano ampie tracce di antiche costruzioni, principalmente in Minori, Positano e Tramonti. Importante scoperta poi, si è avuta negli ultimi anni, proprio nel centro di Amalfi, a circa 2 metri al di sotto del livello stradale moderno e a pochi metri dal corso del fiume, dove sono tornati alla luce reperti architettonici romani forse facenti parte di una villa degli inizi del I sec. d.C., ulteriore testimonianza della presenza romana in Costiera.

La città di Amalfi compare ufficialmente nella storia nel 596, quando papa Gregario Magno scrisse una lettera in cui si faceva riferimento proprio del vescovo di Amalfi, Pomerio; nello stesso testo Amalfi viene definita “castrum” ossia avamposto difensivo ed effettivamente fu questa la sua funzione, posta altresì lungo il confine meridionale del ducato Bizantino di Napoli. Ma nel 838, grazie al tradimento di alcune famiglie locali, i Longobardi di Benevento espugnarono la città che tuttavia l’anno successivo, approfittando dei dissidi interni alla corte longobarda di Benevento, attaccarono Salerno, saccheggiandola, liberando, nel contempo, i  concittadini prigionieri. Fu proprio in quell’anno di grazia che Amalfi si rese indipendente. 
Il territorio della Repubblica comprendeva il tratto costiero tra Cetara e Positano, l’isola di Capri e l’arcipelago delle Sirenuse, mentre nell’interno il suo dominio si estendeva oltre i sovrastanti monti Lattari, anche i  territori di Lettere, Gragnano e Pimonte.  I confini erano poi ben custoditi grazie a castelli e fortificazioni, posti sia all’interno che lungo le coste, in corrispondenza, principalmente, dei centri abitati. La repubblica fu retta, nel corso dei secoli, dapprima dai comiti (comites), poi dai prefetti, quindi da patrizi imperiali ed infine dai duchi (duces). 

Ma gli amalfitani  per motivi commerciali erano già conosciuti fin dall’VIII secolo, i loro commerci con le terre d’Africa, della Siria e principalmente con Bisanzio, ove sorgeva la più grande colonia di Amalfi, erano dirette all’acquisizione di spezie, pietre preziose, oggetti di oreficeria venduti, non solo ad Amalfi, ma in tutti i porti italiani. Ma gli amalfitani ebbero importanti colonie sia nei centri bizantini più importanti, così come presso le città arabe, dove realizzarono chiese, ospedali, botteghe, fondachi. Furono soprattutto gli stretti rapporti commerciali con il mondo arabo che resero Amalfi ricca tant’è che nel 972 il viaggiatore arabo “Ibn Havqal” la definiva la città più prospera della Longobardia, mentre nell’XI secolo Guglielmo di Puglia (storico normanno) affermava di avervi trovato marinai e mercanti provenienti da ogni parte del Mediterraneo. Furono sempre gli amalfitani che diedero vita al primo codice marittimo denominato “Tabula de Amalphia” con il quale regolamentarono i traffici commerciali ed i rapporti tra i componenti gli equipaggi delle navi adibite al trasporto delle merci.

Ma la mutata situazione politica nel Mediterraneo, la conquista normanna del ducato di Amalfi  nel corso del XII secolo (Regno di Sicilia) ed i ripetuti assalti dei pisani (1135 e 1137) poi, ridussero le potenzialità mercantili di Amalfi che oramai commerciava solo con i porti dell’Italia meridionale; ma in questo periodo rimanevano fiorenti le colonie organizzate dalle città di Scala e Ravello, mentre le famiglie aristocratiche amalfitane assunsero importanti incarichi  nell’amministrazione del Regno di Sicilia. Nel corso del XIII scolo due esponenti della chiesa di Amalfi contribuirono al progresso socio culturale della città: il primo fu il cardinale Pietro Captano, braccio destro di Innocenzo III e legato pontificio nel corso della IV crociata, arricchì la città di opere pubbliche come la cripta ed il transetto del Duomo, l’Ospedale di S. Maria Cruciferarum, le scuole pubbliche ed un nuovo porto. Nel corso della successiva dominazione angioina della città di Amalfi ecco emergere il secondo esponente ecclesiale l’arcivescovo Filippo Augustariccio che fece realizzare il Chiostro Paradiso e completare il campanile del Duomo. Di pari passo, innovazioni nel campo della marineria caratterizzano il commercio amalfitano; ecco l’introduzione della bussola, perfezionata nelle caratteristiche tecniche dagli amalfitani, che introdussero poi nel regno angioino anche la produzione della carta, appresa nel mondo arabo.

Ma di lì a poco Amalfi avrebbe subito una lenta ed inesorabile decadenza: dapprima la guerra del Vespro tra gli angioini e gli aragonesi, per il predominio del regno di Sicilia, in cui Amalfi ebbe, non sono il blocco dei commerci, bensì, la confisca delle navi, per fini bellici. Ben presto la concorrenza dei mercanti catalani, nuovi regnanti nel meridione ed alcune calamità naturali ne l corso del XIV secolo, diedero il colpo di grazia all’economia della città che, già da alcuni decenni aveva visto un costante spopolamento, soprattutto dell’aristocrazia verso i centri più importanti del regno. Nel corso sempre del XIV secolo, la costa amalfitana fu concessa in feudo a Venceslao Sanseverino; fu feudo poi di esponenti delle famiglie nobili dei Colonna, degli Orsini ed in ultimo dei Piccolomini; in questo periodo la costa fu rinforzata da numerosi torri, utilizzate per la difesa dalle incursioni turche. Il 27 di giugno del 1544, una provvidenziale tempesta, che gli amalfitani attribuirono a Santo Patrono l’Apostolo Andrea, salvò la città dall’incursione della flotta di Ariadeno Barbarossa. E’ il periodo in cui lungo la costa, grazie ai numerosi corsi d’acqua, si sviluppò la produzione della pasta, che affiancò la secolare produzione di carta, famosa in tutto il meridione. Le vicende storiche della costiera amalfitana hanno poi seguito quelle del Regno di Napoli…

Le origini della città

Prima testimonianza
 storica

Il territorio della Repubblica 

I commerci della Repubblica

Il declino economico