|
Il
ciclo delle porte di bronzo bizantine dell’XI secolo prende le mosse
da Amalfi, grazie ai suoi mercanti de Comite Maurone, nelle persone di Mauro e di suo figlio
Pantaleone, che donarono ad alcune tra le principali chiese
dell’Italia centro-meridionale valve bronzee da essi stessi
commissionate presso le officine di Costantinopoli o dell’Oriente
bizantino.
Apre,
in senso cronologico, questo ciclo artistico la porta del duomo di
Amalfi, realizzata verso il 1060 dall’artista orientale Simone d’Antiochia.
|

|
|
|
|
Questa
porta è, impropriamente detta “di bronzo”, in quanto
analisi accurate hanno evidenziato che si tratta di una lega
ternaria, composta di rame (62%), zinco (17%), piombo (19%) con tracce
rilevanti di stagno. Essa presenta quattro figure ageminate in argento.
Nella parte superiore si notano il Cristo Redentore e la Beata Vergine Madre
di Dio, che sono affiancati da simboli alfabetici greci. Nella parte
sottostante vi sono gli Apostoli fratelli Andrea e Pietro. Il primo è
chiaramente collegato al culto diffuso già da tempo nel territorio
amalfitano, essendo questo primo Apostolo il protettore dell’archidiocesi
e della città di Amalfi.
|
|
La
presenza di S. Pietro può essere giustificata dal fatto che la porta fu
realizzata pochi anni dopo lo scoppio del violento Scisma d’Oriente; in
quel frangente Amalfi e la sua Chiesa svolsero un’importante opera di
mediazione tra i cattolici e gli ortodossi, salvando numerose vite umane
|
|

|
Le
figure sono ben delineate mediante il panneggio delle lunghe vesti; in
particolare, S. Andrea ha il volto molto lucido nell’argento e nel
niello, poichè è continuamente toccato dai fedeli che, in tal modo,
impediscono il formarsi dell’ossidazione.
Le
formelle della porta di Amalfi presentano a ripetizione la croce
trilobata orientale posta sul Calvario e,
|
|
su una di queste croci è
trascritto a chiare lettere l’albero genealogico del donatore: “Pantaleo
filius Mauri filii Pantaleonis de Mauro de Maurone Comite”.
La
porta mostra varie teste di leone recanti un anello in bocca; in
particolare, una di esse, distinta dalle altre come fattura artistica,
risulta essere appartenuta ad un attracco portuale bizantino del IV
secolo. Tale iconografia è presente anche su di un sarcofago marmoreo
coevo conservato nel vicino Chiostro Paradiso.

|
|
|