Il "Tarì"

Il Tareno o Tarì (dall'arabo coniato di fresco), fu la moneta Amalfitana dalla prima metà del secolo X al 1222, quando Federico II vietò il conia alla Zecca di Amalfi. I Tarì furono di oro e di argento con parti di rame che davano un particolare colore rossiccio.

La moneta al lato, rappresenta uno dei Tareni utilizzati dagli amalfitani; realizzata in oro riporta un'iscrizione cufica e croce ottagona simbolo civico di Amalfi. La moneta è attribuibile agli anni ’80 dell’XI secolo.

Grazie ai commerci svolti da Amalfi, fu accreditata, quale ottimo mezzo di pagamento, grazie alla bontà della lega metallica.

Nei contratti  venivano enunciati con la formula: "Tareno boni de Amalfie diricti et pesanti"

 Altri tarì, sempre in oro riportavano:

una “R” nel recto e la croce ottagona nel verso.  La “R” e l’iscrizione cufica richiamano il re Ruggero II, metà del XII secolo;

- sul recto vi è un busto coronato con diadema; sul verso croce ottagona. Le caratteristiche della moneta la farebbero attribuire a Gisulfo II, duca di Amalfi tra il 1088 ed il 1089, ma potrebbe comunque esser stata coniata ai tempi di Enrico VI.

- un tempietto sorreggente croce e affiancato da fronde sul recto e con croce lobata nel verso (XI-XII secolo)