La carta a mano

Gli amalfitani, grazie agli scambi con il mondo arabo, appena vennero a conoscenza della carta, ne intrapresero la  fabbricazione carpendone i segreti dai mori. Favorita dalla presenza di numerosi corsi d'acqua e dalla crescente necessità di  redigere scritture sia da parte delle Curie vescovili che dai notai, la carta cominciò ben presto a diffondersi.
Sebbene non si abbiano documenti ufficiali attestanti, con certezza, la 

 

datazione della produzione della carta, pur tuttavia una prova indiretta, datata 1220, ci viene resa da Federico II che proibì ai notai del regno e principalmente agli amalfitani, di utilizzare carta "bambagina" (come allora veniva chiamata la carta),  per la redazione degli atti.  Ma la sua diffusione non si arrestò, tant'è che l'arte del fare la carta si diffuse ovunque lungo la costiera, soprattutto dopo che il Concilio di Trento obbligò tutte le parrocchie a trascrivere gli atti dei  sacramenti, delle morti e degli eventi religiosi. Dopo i notai e la chiesa, anche le università prima  ed i vari uffici del regno poi, richiedevano carta per i loro atti; ben presto la carta di Amalfi, di qualità particolarmente pregiata, di diffuse rapidamente. Nel XV secolo, la carta di Amalfi raggiunse tale fama  che molti autori stranieri pubblicavano le loro opere a Napoli pur di utilizzare tale pregiato prodotto. 

Ma il futuro si mostrava ingrato con le cartiere della costiera amalfitana, che con il trascorrere dei secoli vedeva sempre più contrarre la produzione, non adeguata ai cambiamenti che la società affrontava. 

Attualmente in Amalfi sono funzionati due cartiere e, di queste, una produce attivamente la famosa carta (Cartiera Amatruda).